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DOMENICA 29
GENNAIO 2012 - GIORNATA DELLA PACE -
Domenica
29 gennaio, i bambini del catechismo, lasceranno che i loro
colorati palloncini, ai quali è attaccato un messaggio, un
pensiero di pace, si innalzino nell’azzurro cielo, per essere
trasportati dalla brezza in lontani paesi. Questa
manifestazione, che si ripete da alcuni anni, vuole coinvolgere
i bambini nel pensiero della pace e della giustizia. Il tema
suggerito dal papa Benedetto XVI, il primo giorno dell’anno
corrente è stato appunto: educare i giovani alla giustizia ed
alla pace. Questa educazione nasce nella famiglia e
successivamente nella comunità che a vari livelli, cerca di
trasmettere alle nuove generazioni dei valori, tra i quali
fondamentali la giustizia e la pace. Questi palloncini, liberi
nel cielo, con i loro semplici ed innocenti messaggi, sono ad
indicare che la pace è un dono, dono di Dio, perché l’uomo
quando confida nelle sue sole forze e capace di grandi tragedie.
Questa semplice e simpatica manifestazione, interroga anche noi
adulti che dobbiamo essere credibili testimoni dei valori che
vogliamo affermare. Per un cristiano adulto e per tutta la
comunità parrocchiale, la bussola del nostro agire è la parola
di Gesù. “ beati gli operatori di pace, perché saranno
chiamati figli di Dio”Mt 53-12.

Cosa significa
essere operatore di pace ? Prima di tutto cercare la pace con
noi stessi che significa
anzitutto possederla in sé. Pace perfetta con Dio vivendo con
amore filiale i suoi comandamenti, pacificando il cuore e i
desideri personali nell’adesione amorosa al volere divino, in
modo che non vi siano più dissensi tra la volontà dell’uomo e
quella di Dio. Pace perfetta con i fratelli adempiendo il
precetto di Cristo: « state in pace tra voi » (Mc 9,50), «
amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati » (Gv 15, 12).
Pace con il prossimo: il Concilio Vaticano II ricorda che non si
può essere autentici « pacifici », ossia fautori di pace, senza
sacrificio personale. Come Cristo si è immolato per riconciliare
gli uomini col Padre, per distruggere l’odio, per donare ai
credenti lo Spirito di amore, così il cristiano deve essere
costruttore di pace pagando di persona. Il discepolo di Gesù non
può aspettare che siano gli altri a fare la pace e tanto meno
può esigere che la pace sia fatta a spese altrui, ma deve
prenderne l’iniziativa spianando ai fratelli la strada,
rinunciando in loro favore ai suoi interessi e anche ai suoi
diritti personali quando questi ostacolano, urtano o intralciano
quelli altrui. Chi di fronte ad un ambiente, ad una comunità o
alla società in lotta, si chiude nel proprio guscio, lasciando
che gli altri contendano tra loro e accontentandosi di sperare
che qualcuno li metta finalmente in pace, non è pacifico, ma
egoista. L’autentico pacifico non può godere pace se intorno a
sé c’è guerra. Egli scende in lizza non tanto per rimproverare i
contendenti o per predicare la pace, quanto per fare in pratica
tutto quello che può dipendere da lui per promuovere la pace e
non retrocede quando ciò esige il sacrificio personale. Del
resto il cristiano autentico, che ha nel cuore e nel volto la
pace di Dio, è di per sé un fautore di pace, il suo gesto, la
sua parola hanno un’efficacia particolare per calmare gli animi,
per sedare le contese, per comporre le liti.
Il
magistero della Chiesa ha ben chiaro che la pace nasce dalla
giustizia: senza giustizia c’è solo la pace imposta, la pace del
più forte. La pace è dono, è relazione umana, è comprensione, è
rispetto dell’altro e della sua dignità di figlio di Dio. Per
questo non dobbiamo stancarci di pregare per la pace, per
chiedere allo Spirito che illumini il nostro agire e quello dei
responsabili dei loro Popoli.
Sta anche a noi come singoli e comunità far conoscere ai
responsabili delle Istituzioni il nostro pensiero, la nostra
voce, la nostra richiesta di giustizia e pace.

Per questo tanti cattolici italiani chiedono al Governo in
carica di rinunciare a spendere 15 miliardi di euro per
l’acquisto dei cacciabombardieri F-35. Certo, questo contratto è
stato stipulato dai governi precedenti e con la mentalità del
mondo, nulla da eccepire, ma alla luce del messaggio Evangelico
qualche domanda dobbiamo formularla.
Con
queste sofisticate macchine di morte che comunque dopo qualche
anno saranno obsolete, chi dobbiamo bombardare ?
In un momento di grave crisi economica, tutti quei soldi non
meritano migliore impiego ? Con il costo di un solo caccia si
potrebbero aprire 143 asili nido che impiegherebbero almeno
2.000 tra educatrici ed assistenti: questo è il futuro, crescere
le nuove generazioni senza queste armi micidiali.
Paolo VI affermava: “quando tanti popoli hanno fame, ogni
estenuante corsa agli armamenti diviene scandalo intollerabile.
Noi abbiamo il dovere di denunciarlo”.
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Facciamo nostra questa esortazione e … buon volo di pace
palloncini di Biancade.
Stefano Salvian
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