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Nell’Auditorium di S.Croce, presso
l’Università degli Studi di Treviso, mercoledì 19 ottobre 2005,
si è tenuto l’ultimo incontro della XIX settimana Sociale dei
Cattolici Trevigiani, dedicato in particolare ai giovani
universitari. Prosegue l’esperienza di far conoscere,
soprattutto ai giovani, nostro futuro, la ricchezza e la
capacità progettuale del pensiero dei cattolici.
Il tema “ Quale Costituzione per gli
uomini di domani” è stato trattato dal giovane professore
Giovanni Grandi dell’Università di Trieste e responsabile
dell’Istituto Internazionale “Jacques Maritain”.
Commentando l’articolo 4 della
Costituzione :”La repubblica riconosce a tutti i cittadini il
diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo
questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo
le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una
funzione che concorra al progresso materiale o spirituale
della società”, ha voluto approfondire il richiamo al
progresso spirituale. Nel sentire comune, per progresso
intendiamo unicamente quello materiale, cioè l’aumento della
ricchezza e dei beni materiali. In quest’ottica, la politica
diventa solo esercizio amministrativo, ottimizzazione
dell’esistente. Tutto diviene banale e relativo: è il tempo dei
“senza radice”, cioè una generazione incapace di guardare al
futuro.
Recentemente l’ex Presidente della
Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, si chiedeva quale differenza
esista tra i trentenni di sessanta anni fa, che la storia chiamò
a redigere la Costituzione ed i trentenni dei nostri giorni. Il
professor Grandi risponde usando un persuasivo esempio: i
giovani Costituenti guardavano attraverso un binocolo, cioè
lontano; i giovani d’oggi guardano attraverso una macchina
fotografica, cioè fissano l’esistente.
Questa è la differenza culturale tra
l’oggi e sessanta anni fa.
L’incapacità di progettare, si blocca nel
riconoscimento dell’esistente, come se il fatto generasse
diritto.
Lo spirito dei Costituenti, in particolare
cattolici, traeva da due punti principali:
- dovere di partecipazione e impegno al
miglioramento materiale (l’Italia era un deserto di macerie), ma
anche spirituale.
- senso acuto di partecipare alla
costruzione di un’opera comune e di straordinaria carica
progettuale.
Alle spalle di quest’azione stava lo
spirito del Codice di Camaldoli, quel documento frutto dello
studio e della ricerca degli intellettuali cattolici Italiani,
nato tra il 1943-1944, nella speranza che la guerra sarebbe
terminata e si doveva ricostruire un nuovo Stato su valori
sociali di giustizia che metteva al centro di tutto la persona.
Si pensava ad uno Stato ed ad una società fondati su forti
valori etici. I successivi confronti con diversi pensieri
ideologici, si concentrarono sulla ricerca del meglio, non del
minimo. Oggi, per non generare confronti, si cerca un minimo
comune divisore: solamente ciò che è comune è considerato
valido.
Jacques Maritain affermava: “Intelletto
duro e cuore tenero”. Saper coniugare rigore intellettivo, come
fedeltà al pensiero Cristiano, con simpatia e cordialità umane.
Capacità di dialogo nella diversità del pensiero, perchè sono le
persone che dialogano, non i principi.
Il relatore si è successivamente chiesto
qual’è lo spirito dei cattolici del 3° millennio. Prevale un
sentimento d’insoddisfazione, accompagnato dalla richiesta e dal
bisogno di fare di più. I Cristiani sono percepiti come
portatori di valori, ovvero hanno qualcosa da dire. Per questo
possono essere scomodi e quindi vanno resi innocui:
- neutralizzare le tipicità, cioè
racchiudere la Fede ad esperienza prettamente personale, negando
manifestazioni nel sociale.
- strumentalizzazione delle tipicità, (teo-com)
cioè appropriarsi del Credo e farlo diventare bandiera di una
civiltà, di una parte politica.
Quali percorsi per iniziare un nuovo
cammino di presenza Cristiana nella società ?
Superare la debolezza culturale dei
Cristiani nel campo antropologico, cioè le conoscenze sull’uomo,
la sua storia, le diverse culture.
Andare verso un orizzonte comune, non
perdersi nella ricerca di comuni radici che spesso non esistono.
Cercare il massimo incontro progettuale,
ma per far questo è necessario ricercare e studiare la ricchezza
e integralità del pensiero cattolico.
Al termine dell’esposizione dell’oratore è
seguito un interessante, seppur breve dibattito, con domande e
risposte.
E’ stata l’occasione per ricordare che il
Magistero della Chiesa aiuta l’uomo a resistere alle lusinghe
del potere. Le comunità laicali, ad esempio di quello che già
fanno le Comunità Monastiche, devono riscoprire la capacità di
discernimento, cioè interrogarsi e scegliere davanti agli
avvenimenti sia locali che mondiali. I valori antichi, non
vecchi, vanno riscoperti ed espressi in maniera che siano
compresi dal pensiero contemporaneo.
Stefano Salvian
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