BIANCADE - San Giovanni Battista (24 giugno)
Chiesa parrocchiale, + 1563; - abit. n. 2.850.
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San Giovanni Battista di Biancade (TV)
ultimo aggiornamento: lunedì 07 gennaio 2008

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Incontro Universitari nella XIX Settimana Sociale dei Cattolici Trevigiani

Nell’Auditorium di S.Croce, presso l’Università degli Studi di Treviso, mercoledì 19 ottobre 2005, si è tenuto l’ultimo incontro della XIX settimana Sociale dei Cattolici Trevigiani, dedicato in particolare ai giovani universitari. Prosegue l’esperienza di far conoscere, soprattutto ai giovani, nostro futuro, la ricchezza e la capacità progettuale del pensiero dei cattolici.

Il tema “ Quale Costituzione per gli uomini di domani” è stato trattato dal giovane professore Giovanni Grandi dell’Università di Trieste e responsabile dell’Istituto Internazionale “Jacques Maritain”.

Commentando l’articolo 4 della Costituzione :”La repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”, ha voluto approfondire il richiamo al progresso spirituale. Nel sentire comune, per progresso intendiamo unicamente quello materiale, cioè l’aumento della ricchezza e dei beni materiali. In quest’ottica, la politica diventa solo esercizio amministrativo, ottimizzazione dell’esistente. Tutto diviene banale e relativo: è il tempo dei “senza radice”, cioè una generazione incapace di guardare al futuro.

Recentemente l’ex Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, si chiedeva quale differenza esista tra i trentenni di sessanta anni fa, che la storia chiamò a redigere la Costituzione ed i trentenni dei nostri giorni. Il professor Grandi risponde usando un persuasivo esempio: i giovani Costituenti guardavano attraverso un binocolo, cioè lontano; i giovani d’oggi guardano attraverso una macchina fotografica, cioè fissano l’esistente.

Questa è la differenza  culturale tra l’oggi e sessanta anni fa.

L’incapacità di progettare, si blocca nel riconoscimento dell’esistente, come se il fatto generasse diritto.

 

Lo spirito dei Costituenti, in particolare cattolici, traeva da due punti principali:

 

- dovere di partecipazione e impegno al miglioramento materiale (l’Italia era un deserto di macerie), ma anche spirituale.

- senso acuto di partecipare alla costruzione di un’opera comune e di straordinaria carica progettuale.

 

Alle spalle di quest’azione stava lo spirito del Codice di Camaldoli, quel documento frutto dello studio e della ricerca degli intellettuali cattolici Italiani, nato tra il 1943-1944, nella speranza che la guerra sarebbe terminata e si doveva ricostruire un nuovo Stato su valori sociali di giustizia che metteva al centro di tutto la persona. Si pensava ad uno Stato ed ad una società fondati su forti valori etici. I successivi confronti con diversi pensieri ideologici, si concentrarono sulla ricerca del meglio, non del minimo. Oggi, per non generare confronti, si cerca un minimo comune divisore: solamente ciò che è comune è considerato valido.

 

Jacques Maritain affermava: “Intelletto duro e cuore tenero”. Saper coniugare rigore intellettivo, come fedeltà al pensiero Cristiano, con simpatia e cordialità umane. Capacità di dialogo nella diversità del pensiero, perchè sono le persone che dialogano, non i principi.

Il relatore si è successivamente chiesto qual’è lo spirito dei cattolici del 3° millennio. Prevale un sentimento d’insoddisfazione, accompagnato dalla richiesta e dal bisogno di fare di più. I Cristiani sono percepiti come portatori di valori, ovvero hanno qualcosa da dire. Per questo possono essere scomodi e quindi vanno resi innocui:

- neutralizzare le tipicità, cioè racchiudere la Fede ad esperienza prettamente personale, negando manifestazioni nel sociale.

- strumentalizzazione delle tipicità, (teo-com) cioè appropriarsi del Credo e farlo diventare bandiera di una civiltà, di una parte politica.

 

Quali percorsi per iniziare un nuovo cammino di presenza Cristiana nella società ?

 

Superare la debolezza culturale dei Cristiani nel campo antropologico, cioè le conoscenze sull’uomo, la sua storia, le diverse culture.

Andare verso un orizzonte comune, non perdersi nella ricerca di comuni radici che spesso non esistono.

Cercare il massimo incontro progettuale, ma per far questo è necessario ricercare e studiare la ricchezza e integralità del pensiero cattolico.

Al termine dell’esposizione dell’oratore è seguito un interessante, seppur breve dibattito, con domande e risposte.

E’ stata l’occasione per ricordare che il Magistero della Chiesa aiuta l’uomo a resistere alle lusinghe del potere. Le comunità laicali, ad esempio di quello che già fanno le Comunità Monastiche, devono riscoprire la capacità di discernimento, cioè interrogarsi e scegliere davanti agli avvenimenti sia locali che mondiali. I valori antichi, non vecchi, vanno riscoperti ed espressi in maniera che siano compresi dal pensiero contemporaneo.

 

Stefano Salvian

 

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