-
- Gruppi Parrocchiali
-
Agenda 2005
-
Raccolta Foto
- Come Eravamo
-
Le Vostre Pagine
- I Vostri Commenti
-
Visualizza Commenti
- Link Preferiti
|
Ricordi della ....
"vecchia scuola materna"
-
La fotografia inviata dall’amico Marino
Pellegrini che ritrae i bambini della Scuola Materna di
Biancade, si presta ad alcune osservazioni.
-
Fu scattata per avere un documento
visivo di una realizzazione sociale che era attesa da una
popolazione in larga parte costituita da poveri contadini e
che fortunatamente si è conservata anche per noi
contemporanei. La scuola aveva sede presso una casa colonica
di proprietà dei nobili Morosini, antica famiglia patrizia
Veneziana, che a Biancade possedevano notevoli estensioni di
terreni. L’ubicazione era presso l’attuale via Collalto e nel
suo sedime oggi sorge una palazzina per abitazioni.
Particolarmente sensibile alle esigenze e necessità della
Scuola era la nobile Francesca Morosini che in data 18 giugno
1940 donò immobili (case e terreni) onde assicurarne
l’esistenza. Il successivo 16 settembre sempre del 1940, il
Vescovo di Treviso Antonio Mantiero, riconosceva canonicamente
l’ente di culto denominato “Istituto Nob. Morosini per
l’educazione ed istruzione cristiana dei fanciulli della
parrocchia di Biancade”. La scuola diventava esclusiva
titolare dei beni della donazione Morosini.
In data 18 settembre 1940 l’allora parroco
Don Antonio Piva presentava istanza per il riconoscimento
giuridico della Scuola alle autorità Statali. Con decreto del
22 gennaio 1942, dell’allora re Vittorio Emanuele III, inserito
nella raccolta ufficiale delle Leggi dello Stato, arrivava anche
il riconoscimento Statale della scuola.
Alcune anziane Signore di Biancade,
ricordano che ogni anno una rappresentanza dei bambini della
scuola erano ricevuti dalla nobile Francesca, per recitare
alcune poesie, come segno di gratitudine per il Suo aiuto alla
scuola. Francesca Morosini morì il 17 aprile del 1956 a 77 anni
e riposa nella tomba di Famiglia che si trova a lato della
sacrestia della Parrocchiale.
Verosimilmente la fotografia fu scattata,
avendo come sfondo la parte posteriore della casa colonica
utilizzata come scuola, infatti a sinistra notiamo l’esterno del
gigantesco camino della cucina, tipico delle case coloniche. Il
fotografo richiese anche un grande drappo che in parte coprisse
i muri che dovevano essere scrostati, come appare dalla foto.
Sovrasta il gruppo la Bandiera Nazionale. Appesi sono tre
quadri: nel primo, da sinistra, si riconosce il Re d’Italia
Vittorio Emanuele III. In quello centrale (ingrandendo la foto
fino al massimo consentito) c’è un Cristo in croce e ai Suoi
piedi altre due figure che non sono distinguibili. Nel terzo
quadro (primo da destra) c’è una figura che non si distingue.
Sembra una persona incappucciata e spontaneamente si pensa a
qualche Santo o magari al Vescovo di allora. Sempre ingrandendo
la foto, si scopre che la figura è stata cancellata passandoci
sopra dei segni di matita. Ancora si distingue, però vagamente,
un volto che ha come copricapo un fez. Data l’epoca della foto è
facile indovinare trattarsi del ritratto di Benito Mussolini. Re
e Duce saranno successivamente responsabili, per illusori sogni
di grandezza, dell’entrata in guerra dell’Italia nella Seconda
Guerra Mondiale. Per loro ordine i padri dei bambini della foto
indosseranno la divisa e saranno mandati a combattere, soffrire,
morire dall’Africa, alla Grecia, alla Iugoslavia e alla lontana
Russia.
Non ci sono elementi che ci possano
indicare l’ora della giornata e la stagione del momento dello
scatto, ma dai vestiti indossati doveva essere la primavera
inoltrata.
I bambini sono i protagonisti di questa
foto. In totale sono 93. I più grandi dovrebbero aver avuto 5
anni, qualcuno forse compiuto i 6 (allora l’anno scolastico
iniziava il primo ottobre), gli altri a scalare. Due bambini
sono molto piccoli; uno è tenuto in braccio dalla maestra
Romilda, l’altro è seduto su una seggiolina. Le bambine sono 44
e i bambini 47. In quegli anni la popolazione di Biancade non
arrivava a 2.000 abitanti. Tutti indossano un candido
grembiulino ornato da un’abbondante colletto bianco. Qualche
maschietto ha i capelli molto corti: ottima misura preventiva
contro i pidocchi. Colpisce in questa foto la compostezza,
l’ordine e l’impegno dei bambini. Quelli dell’ultima fila, quasi
sfidano la forza di gravità, in piedi su un doppio ordine di
panche sovrapposte.
Dei quattro Signori in giacca e cravatta
(verosimilmente facenti parte del consiglio per la gestione
della scuola) il maestro Moro Lino (era anche organista) e Giomo
Antonio indossano (rispettivamente il primo e l’ultimo da
sinistra) un abito di foggia contemporanea. La maestra Menon
Romilda che per 27 anni si prese cura dei piccoli di Biancade,
indossa un vestito scuro, forse un camice. Conoscendo le date di
nascita degli adulti, la collocazione temporale della foto deve
essere posticipata agli ultimi anni trenta. Auspichiamo che
qualcuno dei bambini della foto, ora nonni, si riconosca e ci
indichi con esattezza l’anno.

Questa
foto, gentilmente prestata dalla Signora Rosa Collodo, come
notiamo è stata scattata nello stesso luogo della precedente e
si colloca intorno alla metà degli anni ‘30. Diverse sono le
persone ritratte. C’è la presenza di un adulto, il signor
Zuccarello, con in braccio due bambini piccoli: una è sua
figlia. Tutti gli altri sono bambini in età scolare, molti
indossano il canonico grembiule nero.
La seconda bambina da sinistra dopo
il Signor Zuccarello è
Teresa Geremia, allora abitante in
via Galli. Alcune ragazze sfoggiano
un colletto bianco, forse frutto dell’abilità di mamme o nonne
con l’uncinetto. Una capacità che sta scomparendo. Quattro
fanciulli indossano, pare, una camicia nera e il primo bambino
da destra nella seconda fila sembra accennare il saluto romano.
Siamo negli anni dei balilla e delle piccole italiane, della
retorica e delle illusioni. Nella fila più alta notiamo alcune
adolescenti. La prima da sinistra è una nipote del vecchio
parroco Don Giuseppe Onor ed è affiancata dalla Signora Rosa Collodo.
Nella seconda fila dall’alto,
indossante un vestito chiaro, terza da sinistra, è la Signora
Teresa Artuso. L’ultima ragazza della fila sorregge il Tricolore che
nella parte centrale, quella bianca, non porta lo stemma della
casa Savoia.

Questa
foto (fornitaci dalla Signora Rosa Collodo), è stata scattata
davanti all’ingresso della casa colonica Morosini che fungeva da
Scuola Materna. Ci sono 85 bambini e bambine, con i loro
grembiulini e l’abbondante e candido colletto. La quinta bambina
da sinistra della terza fila, con due fiocchetti tra i capelli è
la Signora Berenice Toffolo e la sua presenza ci aiuta a datare
la foto agli anni 1943-1944. Siamo quindi in periodo di guerra,
di privazioni, ma Biancade è fortunatamente lontano dai fronti
di guerra e dai bombardamenti. La foto ha tagliato a destra un
bambino della prima fila. Ingrandendo la foto si possono vedere
candide faccine sorridenti, sorprese, infastidite. Due piccole
passano alla storia ciucciando il dito. Per la posa, immagino
siano state utilizzate le panche sovrapposte. La scuola aveva il
numero civico 5, ma l’edificio era stato anche nominato, in
altra epoca, B 100. Nella foto vediamo tre archi a sesto
ribassato, tipici delle case rurali venete. Il primo a sinistra
è chiuso da un portone in legno, da quello di destra compare una
finestra e addossato al muro c’è un rubinetto dell’acqua. La sua
presenza indica un sistema di approvvigionamento che superava
l’uso del secchio immerso nel pozzo. In corrispondenza del
pilastro tra l’arco di destra e quello di mezzeria un grosso
tirante aiuta a mantenere la stabilità dell’edificio. Costruito
con mattoni e con i solai in legno su fondamenta pure in
mattoni. Un ultimo sguardo all’apertura della “tiesa”, sopra
all’arco di destra. Si nota lo scuro di un balcone e un fastello
di canne, forse frammezzato da gambi di granoturco.

FOTO
SCUOLA MATERNA IN COSTRUZIONE (Foto Pellegrini)
In una
domenica di luglio del 1950, l’allora parroco Don Antonio Piva,
all’omelia annunciò alla comunità parrocchiale che sarebbero
iniziati i lavori per la costruzione della nuova Scuola Materna.
L’edificio che ospitava la scuola, come è stato specificato in
una precedente foto, era una casa colonica. I tempi stavano
mutando e le migliorate condizioni igienico-sanitarie, come
richiesto dall’Ufficiale Sanitario del Comune di Roncade dottor
Zacchi, richiedevano un nuovo edificio. Dati i tempi di diffusa
povertà, il boom economico era lontano e le ferite della Seconda
Guerra Mondiale erano ancora aperte, si trattava di un’opera di
difficile realizzazione, di una scommessa sul futuro. C’erano
comunque le condizioni per iniziare: una forte solidarietà
sociale, una concezione solida della famiglia, una gran voglia
di ricominciare e di assicurare un’ educazione ed un futuro
migliore alle nuove generazioni. Più giusto, più prospero e
senza guerre. Il nuovo edificio sorse in un terreno di proprietà
della parrocchia. La costruzione fu affidata all’impresa
biancadese Pellegrini, ma i parrocchiani fornirono gratuitamente
la manodopera prestandosi ad osservare concordati turni di
lavoro. La foto scattata dalla cella campanaria, testimonia
l’avanzamento dei lavori nei primi anni ’50. Notiamo che
nell’attuale giardino della scuola, crescevano delle piante di
gelso e la recinzione era data da siepi. Verso ovest un fossato
divide la costruenda scuola da un campo, sempre di proprietà
della parrocchia, sul quale successivamente è stato edificato un
ampliamento della scuola e dal settembre 2002 il nido integrato.
L’ edificio è costruito in mattoni e provvisoriamente (alla
data della foto) parte delle finestre sono chiuse con pietre a
secco. Lungo il muro della parte più bassa sono appoggiati vari
materiali: mattoni, ma soprattutto coppi per il tetto. A lato
dello spartano, provvisorio cancello, è appoggiato un “crivel”
che serviva per togliere dalla malta e dalla sabbia i sassi.
Dalla parte opposta sulla strada c’è il deposito di inerti:
sabbia e calce. Non vediamo la presenza di betoniere, quindi
deduciamo che la malta veniva impastata utilizzando le zappe.
Lavoro molto faticoso. I lavori per un certo periodo furono
sospesi, per sopravvenute difficoltà economiche e migliorie
resesi necessarie che fecero lievitare i costi oltre il
preventivo. Allarghiamo lo sguardo oltre l’edificio: è tutto un
susseguirsi di alberi e campi. Solo nella parte destra compare,
seminascosto, un tetto sormontato da un camino bianco. E’ la
vecchia osteria- alimentari di Bastianon. Quella serie di
balconi sovrastati dal tetto oltre il camino bianco è la vecchia
casa della famiglia Archiutti. Sullo sfondo manca un particolare
da tutti sempre conosciuto, almeno per i nati dal 1954 ai
giorni nostri: l’elettrodotto che la foto testimonia non ancora
costruito.

Finalmente
il 21 ottobre del 1956, terminati i lavori, fu inaugurata la
tanto attesa e sospirata Scuola Materna.

FOTO
GRUPPO BAMBINI DAVANTI ALLA STATUA DELLA MADONNA ANNO 1959(Foto
Pellegrini)
La foto
del 1959 ritrae un gruppo di bambini davanti alla statua della
Madonna. Quella statua, fino al 1950 era racchiusa in un
capitello all’inizio di via Carboncine, poi abbattuto e
riedificato in stile moderno e arretrato davanti alle, allora,
scuole elementari. L’edificio scolastico che si intravede era
stato costruito negli anni 1937-1938 ed era circondato da un
grande spazio recintato, all’interno del quale erano cresciuti
gli alberi che servivano agli scolari durante la ricreazione,
per delimitare le zone dove i vari gruppi potevano “cimentarsi”
nei giochi. I bambini della foto hanno età diverse: le bambine
più grandi hanno tutte in testa un fazzoletto, altre più piccole
portano un cestino che è servito a contenere i petali di rose
sparsi sulla strada durante la processione religiosa in onore
della Madonna. All’estremità sinistra della foto ci sono due
bambine che dovrebbero essere gemelle (vestite anche allo stesso
modo). Qualche maschietto ha la cravatta ed in primo piano un
bambino unisce devotamente le mani nell’atteggiamento di una
preghiera. Molti dei protagonisti di questa foto, oggi sono
nonni: chi si riconosce?
|