BIANCADE - San Giovanni Battista (24 giugno)
Chiesa parrocchiale, + 1563; - abit. n. 2.850.
Via P. Bordon, 3 - 31030 - Com. Roncade, prov. Treviso, km 11 -
tel. 0422/84.90.12.
R.P.G. n. 186 - 22.09.87

Parroco: Volpato don Giuseppe, 1999.
 
Comunità Parrocchiale
San Giovanni Battista di Biancade (TV)
ultimo aggiornamento: lunedì 07 gennaio 2008

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7 settembre 1957

Grazie alla disponibilità dei Signori Armando Bettiol e Clara Pellegrini che hanno cercato nel loro album fotografico, possiamo arricchire la rubrica del “come eravamo” di quattro nuove fotografie.

Sono documenti visivi che ci rimandano al giorno del loro matrimonio: evento personalissimo, ma altrettanto coinvolgente per la comunità di appartenenza.

Di queste foto conosciamo quasi tutto: data, luogo, protagonisti e ….addirittura l’ora.

E’ sabato 7 settembre 1957, una bella mattina, allietata dal sole, di un’estate che sta volgendo al termine. Nei vigneti, lungo i filari l’uva è prossima alla vendemmia e i contadini hanno già messo mano alla preparazione dei tini che raccoglieranno il mosto nuovo.

 
Foto n. 1
 
Oggi 8 agosto 2005

- Nella foto n. 1 osserviamo il corteo nuziale, rigorosamente tutti a piedi, che si avvicina alla Chiesa. Preceduta da due bambini che reggono una cesta di fiori (sembrano essere garofani bianchi) ecco la sposa, avvolta nel suo candido vestito, con il volto pudicamente velato da un leggero e finissimo drappo. La sposa incede al braccio del padre Narciso che per molti anni fu sacrestano (“el nonsolo”) della Chiesa di Biancade. Lungo la strada, non asfaltata, che porta alla chiesa seguono gli invitati, tra i quali due Signore che portano un cappellino, al posto del canonico velo. Oltre alla sposa, protagonista e centro della cerimonia, allora come oggi, balzano agli occhi le differenze dei luoghi rispetto ai nostri anni. C’è la recinzione della nuova scuola materna, inaugurata l’anno precedente ed in parte già scrostata, dietro, tra gli alberi si intravede parte del tetto della rivendita di alimentari (“el casoin”) con annessa osteria di Emilio Bastianon, da tutti conosciuto come “Sari”. Svetta alto, a metà della lunghezza della strada, un palo dell’energia elettrica, al quale, con una mensola, è attaccato un punto luce con una semplice lampadina. L’inquinamento luminoso è da venire e nelle notti serene una fantasmagorica  volta celeste veglia sul sonno dei Biancadesi. Sullo sfondo una seicento bianca, l’auto simbolo della motorizzazione italiana, sta svoltando, alle spalle del corteo, dall’attuale via Paris Bordon, all’altezza dell’ingresso principale della villa Morosini, celato da maestose piante d’alto fusto.(Ingrandendo al massimo la foto, sembra che anche la via principale Paris Bordon non sia asfaltata).

 

 
    
 
             Foto n. 2

- La foto n. 2 fissa il momento dell’entrata in Chiesa. Clara ha il viso leggermente reclinato verso il basso e ingrandendo la foto si nota l’emozione che traspare dal suo volto di giovane donna. In particolare, questa foto documenta come si presentava lo spazio esterno della Chiesa di Biancade fino a circa 30 anni fa, utilizzato come cimitero. A sinistra della foto vediamo alcune sepolture e sul vecchio muro perimetrale sono affisse le lapidi di defunti che sono stati riesumati e i cui resti riposano nel vecchio ossario che si trovava dietro alla attuale sacrestia. Vita e morte, gioia e mestizia i due grandi misteri di ogni umana esistenza, convivono in questa immagine. Quei bambini che camminano tra le tombe testimoniano l’ineluttabile ciclo della vita. Sullo sfondo la mole della scuola materna e sempre a sinistra, al di là della mura, fanno capolino le teste di tre donne che discretamente sono venute a vedere la sposa e si immagina soprattutto il suo vestito. Sulle teste di queste tre curiose, probabilmente conoscenti della sposa, incombono le piante di una rigogliosa siepe. L’impiantito della guida d’ingresso alla Chiesa era in mattoni, sostituita nel 1969, con l’attuale porfido. Durante i lavori di rimozione dei vecchi mattoni, tornarono alla luce innumerevoli ossa umane tra cui numerosi crani. Questo fa pensare che in epoche remote anche quello spazio sia stato utilizzato per sepolture.

 

Foto n. 3

- La foto n. 3 certifica che mancano otto minuti a mezzogiorno, l’ora indicata dall’orologio del campanile. Le campane intonano un festoso concerto, abilmente manovrate, a forza di braccia, dagli uomini della famiglia Pellegrini (da tutti conosciuti come “i Bernaussi o Bernadussi”) che per lunga tradizione hanno l’incarico, ma anche il privilegio, di suonare le campane.

La cerimonia religiosa è conclusa: Clara e Armando sono sposi, davanti a Dio e davanti agli uomini. La giovane sposa è ritratta vicino al suocero. Ora il volto sorridente della sposa, non è più celato dalla veletta.

La caratteristica di questo matrimonio è la mancanza  fisica dello sposo, emigrante in Canada. E’ un matrimonio per procura, dettato dalle difficili condizioni di quegli anni. Molti giovani e non solo, spinti dalla necessità, scarso lavoro, mal retribuito, in un contesto sociale prevalentemente agricolo di mezzadria, a volte al limite della sopravvivenza, cercano di migliorare le loro condizioni, affrontando la dura realtà dell’immigrato, degli ultimi, nelle società che li accolgono. Svizzera, Canada, Argentina, Australia sono le mete principali.

Armando Bettiol è partito dalla stazione ferroviaria di Venezia il 10 maggio 1955 e il 30 dello stesso mese è arrivato a Vancouver, sulla costa pacifica del Canada. Vive letteralmente dall’altra parte del mondo, con una differenza oraria di 9 ore. Mentre a Biancade è mezzogiorno a Vancouver è l’una di notte. La Signora Clara partirà, per raggiungere il lontano, amato marito il 4 novembre 1957. Era il giorno del ricordo della vittoria della prima Guerra Mondiale e i reduci tra i quali il suocero, ragazzo del 1899, si ritrovavano a Roncade per ricordare i caduti e le vicende che avevano vissuto in prima persona.

Tornando ad osservare la foto colpiscono i bambini nei loro lindi e ordinati vestiti, le bambine con i calzettoni, le Signore con le gonne rigorosamente sotto al ginocchio, i Signori in cravatta e il fazzolettino che spunta dal taschino delle giacche. A destra della foto giganteggia il pilastro d’ingresso alla canonica che sostiene un arrugginito e altrettanto maestoso cancello. Oltre si intravedono due pali che sorreggono alcune piante, forse di viti. A destra della Chiesa, alcuni alberi, sembrano voler gareggiare in altezza con la facciata del luogo Sacro. Notiamo anche che lo spiazzo davanti alla scuola materna era più piccolo rispetto ad oggi: è stato ingrandito, a suo tempo, indietreggiando la siepe che delimitava lo spazio di pertinenza della canonica.

 

Foto n. 4

- Nella foto n. 4 il festante corteo si avvia verso il luogo del pranzo nuziale (occasione, dati i tempi di ristrettezze, di consumare un abbondante banchetto), percorrendo a ritroso la stretta via costeggiata dall’alta siepe che cela completamente la vista della Parrocchiale. Sullo sfondo tra gli alberi spunta il tetto del magazzino della scuola materna, tutt’ora esistente. Notiamo, discosta dal corteo, una giovane ragazza che porta a mano la bicicletta, il comune mezzo di locomozione d’allora, in compagnia di una bambina, forse la sorella. Anche loro, nella monotonia di un piccolo paese, hanno voluto partecipare, alla gioia, ma anche curiosità di un matrimonio, magari con ammirazione e voglia di emulazione rivolta alla sposa ed al suo vestito.

Sono passati oramai 48 anni da quel sabato di settembre.

Ricordare anche visivamente, significa non perdere la memoria ed apprezzare l’oggi, per progettare il futuro, conoscendo le condizioni di partenza. Questo penso, sia lo spirito ed il servizio di questa rubrica.

 

Stefano Salvian

P.S.:   L’augurio di ancora tanti settembre ai Signori Armando e Clara.

 

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