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Anno 1970: Esperienza
Teatrale
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Durante il Natale del 1970 e capodanno 1971, un gruppo di adolescenti che frequentavano l’ambiente parrocchiale pensarono di offrire alla comunità un’ora e mezzo di buon umore ed allegria. Allestirono presso il salone della scuola materna un palco e misero in scena una commedia brillante: “Tutta colpa dello zio Pippo”. Forti dell’entusiasmo e dell’incoscienza dei loro 16-17 anni, a fine settembre del ‘70, iniziarono lo studio del copione e successivamente iniziarono le prove. |
- La commedia è iniziata: il pubblico segue con attenzione lo svolgersi della storia. In scena: il regista, il commissario e la guardia.
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- Azione travolgente: zio Pippo irrompe in scena, niente paura il fucile è … scarico.
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La commedia, in tre atti, si reggeva su una storia piena di equivoci e doveva essere recitata con tempismo, rispettando le uscite in scena e le varie battute. Durante le prove, a volte, qualche errore o imprevisto, ci faceva scoppiare a ridere. Si provava una volta a settimana e malgrado l’impegno e la fatica (il giorno successivo ci aspettava il lavoro o la scuola) si cementava la nostra amicizia e condividevamo questa sfida. Non era semplice uscire in scena e trovarsi davanti tante persone che ti osservavano con attenzione. Un’esperienza che ha aiutato a superare quella soggezione che si prova quando si deve parlare in pubblico. Ricordo che l’ultima prova sul palco fu alla vigilia di Natale, giusto in tempo per partecipare alla Messa di Mezzanotte. Replicammo lo spettacolo fino al 6 gennaio, sempre davanti ad un numeroso pubblico. |
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Tutto fu autoprodotto: dalle locandine, alle quinte, alle luci, alle musiche, ai costumi, eccezion fatta per la divisa del poliziotto (uno dei personaggi); era vera, prestata dal papà di un amico di scuola dello scrivente. Rappresentazione dopo rappresentazione, affinavamo le nostre capacità recitative. Alla prima mancata uscita in scena di un personaggio, gli altri attori riuscirono a temporeggiare recitando a braccio: e il pubblico applaudì. |
- Tra le quinte: un momento di pausa, assieme alle due amiche che aiutavano come “assistenti di scena”.
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- Lo spettacolo è finito: speriamo di avervi divertito,… almeno quanto ci siamo divertiti noi!
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Durante l’ultimo spettacolo, l’artigianale palco iniziò a cedere, assieme al fondale: superato il momentaneo smarrimento e la sorpresa, tutti gli attori arricchirono e inventarono nuove battute, magari non previste nel copione. Dimostrammo la nostra abilità e l’iniziale sfida fu… onorata. Di quella lontana esperienza rimangono quattro foto, a ricordo di un cammino di crescita umana e cristiana, nell’impegno, fantasia e allegria.
Stefano Salvian |
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