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Nella
comunità cristiana la Prima
Comunione è un evento
importante. Con il
sacramento dell’Eucaristia
si entra in intimità con
Cristo Signore che
rinnovando il Suo sacrificio
sull’altare diventa Corpo e
Sangue, pegno per la nostra
salvezza eterna. La foto
ricorda 20 bambini e 23
bambine che nel maggio 1962
si accostarono per la prima
volta all’Eucaristia. Eccoli
in posa per la foto ricordo
davanti
all’ ingresso della
Scuola Materna. La maggior
parte di questi
fanciulli è nata nel
1954. Il
certificato-ricordo
della prima Comunione
firmato dall’allora parroco
Don Antonio Piva porta la
data del 31 maggio, un
giovedì.
Biancade nel 1962 era ancora
un paese prevalentemente
agricolo, con alcune
attività artigianali che
negli anni successivi
sarebbero cresciute
trasformandosi in fabbriche,
facendoci conoscere un
diffuso benessere. Le strade
erano tutte da asfaltare, a
parte la via principale
Gabriele D’Annunzio. Le
strade erano delimitate da
fossi
e fossati e da lunghe file
di siepi. Le autovetture si
contavano sulle dita della
mano ed il parroco si
spostava servendosi di un
motorino. Non c’era l’acquedotto,
ma alcune fontane che
zampillavano. Il parroco
aveva l’acqua in casa...
perché all’interno della
canonica, in una stanza
c’era un pozzo dal quale la
sorella Romilda attingeva il
prezioso liquido. Il
cappellano era Don Pietro
Pezzin che viveva con gli
anziani genitori. Presso il
bar-
trattoria i “Due
leoni” c’era il posto
pubblico telefonico.
Nelle
maggioranza delle
case, bagno e docce erano
lungi dall’arrivare. Molti
servizi erano esterni,
contigui alla concimaia e
per la pulizia personale… il
bagno nel “masteo”. Il
tragitto da casa a scuola
era in
genere compiuto a piedi, le
biciclette erano per
gli adulti. Non c’erano
grandi pericoli, si potevano
incontrare i carri di legno
trainati dalle vacche e le
biciclette, i pochi abbienti
possedevano la vespa.
Qualche televisore, in
concorrenza con la radio,
alla
sera riuniva le famiglie
vicine: iniziava l’epoca dei
mass-media. In chiesa
durante le funzioni
vigeva
la netta separazione tra i
sessi: a sinistra le donne
con il capo coperto dal
velo, a destra gli uomini. I
fanciulli imparavano
il catechismo di San Pio X,
quello delle domande con
risposta, alla domenica
pomeriggio presso la “casa
Pia”. Al termine dell’ora di
catechismo andavano in
chiesa dove stava terminando
la funzione del Vespero per
la benedizione. Nel
cimitero, attorno alla
chiesa, c’era lo spazio per
le sepolture dei piccoli,
quelli che non riuscivano a
sopravvivere. Sulle loro
piccole tombe un drappo
ricordava la breve vita, ma
anche che erano angeli già
alla presenza di Dio. I
ritmi di vita non erano
ancora frenetici come gli
attuali: le stagioni davano
il senso del tempo. C’era
tempo per il saluto, per la
cordialità, per la
condivisione. I
fanciulli d’allora
avevano poche cose, forse
per questo riuscivano a
meravigliarsi, a sorridere e
ridere. L’unico
grande
rimpianto rispetto alle
comodità odierne.
Stefano Salvian