BIANCADE - San Giovanni Battista (24 giugno)
Chiesa parrocchiale, + 1563; - abit. n. 2.850.
Via P. Bordon, 3 - 31030 - Com. Roncade, prov. Treviso, km 11 -
tel. 0422/84.90.12.
R.P.G. n. 186 - 22.09.87

Parroco: Volpato don Giuseppe, 1999.
 
Comunità Parrocchiale
San Giovanni Battista di Biancade (TV)
ultimo aggiornamento: lunedì 07 gennaio 2008

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Anno 1962: Prima Comunione

 

Nella comunità cristiana la Prima Comunione è un evento importante. Con il sacramento dell’Eucaristia si entra in intimità con Cristo Signore che rinnovando il Suo sacrificio sull’altare diventa Corpo e Sangue, pegno per la nostra salvezza eterna. La foto ricorda 20 bambini e 23 bambine che nel maggio 1962 si accostarono per la prima volta all’Eucaristia. Eccoli in posa per la foto ricordo davanti all’ ingresso della Scuola Materna. La maggior parte di questi fanciulli è nata nel 1954. Il  certificato-ricordo della prima Comunione firmato dall’allora parroco Don Antonio Piva porta la data del 31 maggio, un giovedì.

Biancade nel 1962 era ancora un paese prevalentemente agricolo, con alcune attività artigianali che negli anni successivi sarebbero cresciute trasformandosi in fabbriche, facendoci conoscere un diffuso benessere. Le strade erano tutte da asfaltare, a parte la via principale Gabriele D’Annunzio. Le strade erano delimitate da fossi e fossati e da lunghe file di siepi. Le autovetture si contavano sulle dita della mano ed il parroco si spostava servendosi di un motorino. Non c’era l’acquedotto, ma alcune fontane che zampillavano. Il parroco aveva l’acqua in casa... perché all’interno della canonica, in una stanza c’era un pozzo dal quale la sorella Romilda attingeva il prezioso liquido. Il cappellano era Don Pietro Pezzin che viveva con gli anziani genitori.  Presso il bar- trattoria i “Due leoni” c’era il posto pubblico telefonico. Nelle maggioranza delle case, bagno e docce erano lungi dall’arrivare. Molti servizi erano esterni, contigui alla concimaia e per la pulizia personale… il bagno nel “masteo”. Il tragitto da casa a scuola era in genere compiuto a piedi, le biciclette erano per gli adulti. Non c’erano grandi pericoli, si potevano incontrare i carri di legno trainati dalle vacche e le biciclette, i pochi abbienti possedevano la vespa. Qualche televisore, in concorrenza con la radio, alla sera riuniva le famiglie vicine: iniziava l’epoca dei mass-media. In chiesa durante le funzioni vigeva la netta separazione tra i sessi: a sinistra le donne con il capo coperto dal velo, a destra gli uomini. I fanciulli imparavano il  catechismo di San Pio X, quello delle domande con risposta, alla domenica pomeriggio presso la “casa Pia”. Al termine dell’ora di catechismo andavano in chiesa dove stava terminando la funzione del Vespero per la benedizione. Nel cimitero, attorno alla chiesa, c’era lo spazio per le sepolture dei piccoli, quelli che non riuscivano a sopravvivere. Sulle loro piccole tombe un drappo ricordava la breve vita, ma anche che erano angeli già alla presenza di Dio.  I ritmi di vita non erano ancora frenetici come gli attuali: le stagioni davano il senso del tempo. C’era tempo per il saluto, per la cordialità, per la condivisione. I fanciulli d’allora avevano poche cose, forse per questo riuscivano a meravigliarsi, a sorridere e ridere. L’unico grande rimpianto rispetto alle comodità odierne.

Stefano Salvian  

 

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