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Signore di via Galli
Chi sono queste Signore
Biancadesi, in posa, sulla sabbia del lido di Venezia, per
fermare il ricordo di una giornata particolare, a metà degli
anni ’30 dello scorso secolo? Questa è la domanda che sorge
spontanea osservando la foto prestataci dalla Signora Carla
Pellegrini (nipote di una delle protagoniste). Le Signore
Biancadesi sono 8 (la quarta Signora da destra è una loro
conoscente Veneziana che si prestava quale cicerone e
accompagnatrice) e abitavano tutte in via Galli. Ogni anno,
forse per onorare un voto o rispettare una consuetudine,
lasciati figli e mariti, si riservavano una giornata da
trascorrere lontane dal natio paesello. Un tentativo di dare
un’occhiata al mondo “fuori” e forse un’inconscia aspirazione a
conquistare una libertà e un’emancipazione, allora negate da una
società prettamente maschilista. Non avevano diritto di voto (al
contrario dei loro mariti che però il duce aveva “sollevato” da
questo diritto-dovere), nel lavoro a parità di prestazioni, per
legge, avevano un salario più basso e generalmente passavano
dalla podestà dei padri a quella dei mariti. Queste Signore,
nella foto, appaiono più “mature” degli anni anagrafici che
hanno, quanto meno per i canoni attuali, per i vestiti indossati
che, per taglio e colore, non valorizzavano la figura femminile.
Queste donne, nate nell’ultimo decennio dell’ottocento, quando
le gonne delle loro mamme toccavano le suole delle scarpe,
avevano visto i fratelli, i “morosi”e i giovani mariti partire
soldati nella Grande Guerra (1° Guerra mondiale). Anni trascorsi
nella preghiera e nella speranza di un felice ritorno dei propri
cari, al termine di “quell’inutile strage” come venne definita
dall’allora Pontefice Benedetto XV. Successivamente, per molte
di loro, il giorno indimenticabile del Matrimonio, l’amore e
l’affetto per lo sposo, l’arrivo dei figli. Giornate trascorse
tra tante difficoltà e privazioni dei tempi, con qualche momento
di serenità, tutto accettato alla luce di una robusta Fede
Cristiana. Torniamo alle nostre protagoniste, ferme sulla sabbia
della spiaggia del Lido, frequentato da una società a loro
lontana. Una Signora del gruppo, impugna un ombrellino da
passeggio, la cui funzione era di proteggere la candida pelle
delle Signore di buona società dai raggi solari. Le donne del
popolo, soprattutto le contadine, per la lunga esposizione al
sole erano piuttosto abbronzate: la pelle candida era segno che
si apparteneva ad un ceto sociale elevato. Alle loro spalle le
cabine per indossare i castigati, allora, costumi da bagno,
comunque considerati scandalosi. Oltre, un grande albergo,
sicuramente lussuoso, frequentato da nobiltà, alti gerarchi,
magnati dell’industria, gente dello spettacolo: il Lido di
Venezia è una località alla moda e di prestigio. Dal 1932 è sede
della mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia,
un evento culturale, ma anche mondano, a livello internazionale.
Nel 1937 interverrà anche il Re Vittorio Emanuele III, per
l’inaugurazione del nuovo palazzo del Cinema. Sulla spiaggia si
nota la presenza di alcune barche tirate a secco sulla battigia.
Sveliamo ora l’identità delle protagoniste. La prima da sinistra
con la borsetta in mano è la Signora Panizzo Amalia in Geremia,
con accanto la Signora Emma. La quinta da destra è la Signora
Renosto Donadi Amabile. La Signora più alta è Virginia Gobbo
Collodo ed alla sua sinistra (per chi guarda)c’è la Signora Rosa
sposata in Artuso. Queste Signore, oggi vivono nel ricordo dei
figli e dei nipoti (è la dura legge del tempo).
La Repubblica Italiana, dal 2 giugno
1946 riconosce la parità uomo-donna: un lungo cammino,
iniziato molti anni prima anche da alcune Signore della
nostra Parrocchia.
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