BIANCADE - San Giovanni Battista (24 giugno)
Chiesa parrocchiale, + 1563; - abit. n. 2.850.
Via P. Bordon, 3 - 31030 - Com. Roncade, prov. Treviso, km 11 -
tel. 0422/84.90.12.
R.P.G. n. 186 - 22.09.87

Parroco: Volpato don Giuseppe, 1999.
 
Comunità Parrocchiale
San Giovanni Battista di Biancade (TV)
ultimo aggiornamento: lunedì 07 gennaio 2008

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Signore di via Galli

Chi sono queste Signore Biancadesi, in posa, sulla sabbia del lido di Venezia, per fermare il ricordo di una giornata particolare, a metà degli anni ’30 dello scorso secolo?  Questa è la domanda che sorge spontanea osservando la foto prestataci dalla Signora Carla Pellegrini (nipote di una delle protagoniste). Le Signore Biancadesi sono 8 (la quarta Signora da destra è una loro conoscente Veneziana che si prestava quale cicerone e accompagnatrice) e abitavano tutte in via Galli. Ogni anno, forse per onorare un voto o rispettare una consuetudine, lasciati figli e mariti, si riservavano una giornata da trascorrere lontane dal natio paesello. Un tentativo di dare un’occhiata al mondo “fuori” e forse un’inconscia aspirazione a conquistare una libertà e un’emancipazione, allora negate da una società prettamente maschilista. Non avevano diritto di voto (al contrario dei loro mariti che però il duce aveva “sollevato” da questo diritto-dovere), nel lavoro a parità di prestazioni, per legge, avevano un salario più basso e generalmente passavano dalla podestà dei padri a quella dei mariti. Queste Signore, nella foto, appaiono più “mature” degli anni anagrafici che hanno, quanto meno per i canoni attuali, per i vestiti indossati che, per taglio e colore, non valorizzavano la figura femminile. Queste donne, nate nell’ultimo decennio dell’ottocento, quando le gonne delle loro mamme toccavano le suole delle scarpe, avevano visto i fratelli, i “morosi”e i giovani mariti partire soldati nella Grande Guerra (1° Guerra mondiale). Anni trascorsi nella preghiera e nella speranza di un felice ritorno dei propri cari, al termine di “quell’inutile strage” come venne definita dall’allora Pontefice Benedetto XV. Successivamente, per molte di loro, il giorno indimenticabile del Matrimonio, l’amore e l’affetto per lo sposo, l’arrivo dei figli. Giornate trascorse tra tante difficoltà e privazioni dei tempi, con qualche momento di serenità, tutto accettato alla luce di  una robusta Fede Cristiana. Torniamo alle nostre protagoniste, ferme sulla sabbia della spiaggia del Lido, frequentato da una società a loro lontana. Una Signora del gruppo, impugna un ombrellino da passeggio, la cui funzione era di proteggere la candida pelle delle Signore di buona società dai raggi solari. Le donne del popolo, soprattutto le contadine, per la lunga esposizione al sole erano piuttosto abbronzate: la pelle candida era segno che si apparteneva ad un ceto sociale elevato. Alle loro spalle le cabine per indossare i castigati, allora, costumi da bagno, comunque considerati scandalosi. Oltre, un grande albergo, sicuramente lussuoso, frequentato da nobiltà, alti gerarchi, magnati dell’industria, gente dello spettacolo: il Lido di Venezia è una località alla moda e di prestigio. Dal 1932 è sede della mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, un evento culturale, ma anche mondano, a livello internazionale. Nel 1937 interverrà anche il Re Vittorio Emanuele III, per l’inaugurazione del  nuovo palazzo del Cinema. Sulla spiaggia si nota la presenza di alcune barche tirate a secco sulla battigia. Sveliamo ora l’identità delle protagoniste. La prima da sinistra con la borsetta in mano è la Signora Panizzo Amalia in Geremia, con accanto la Signora Emma. La quinta da destra è la Signora Renosto Donadi Amabile. La Signora più alta è Virginia Gobbo Collodo ed alla sua sinistra (per chi guarda)c’è la Signora Rosa sposata in Artuso. Queste Signore, oggi vivono nel ricordo dei figli e dei nipoti (è la dura legge del tempo).

La Repubblica Italiana, dal 2 giugno 1946 riconosce la parità uomo-donna: un lungo cammino, iniziato molti anni prima anche da alcune Signore della nostra Parrocchia.

 

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